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L'agricoltura tradizionale e quella biologica

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L’agricoltura biologica e quella tradizionale

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Nell’agricoltura tradizionale il suolo è inteso come un grande serbatoio di materia inerte nel quale viene riversato il nutrimento sotto forma di sali minerali solubili, cioè direttamente assimilabili dalle piante. In questo modo si pensa di integrare le risorse naturali e anche di restituire al suolo ciò che gli viene sottratto attraverso il raccolto e quindi di fornirgli le sostanze per il nutrimento del racconto successivo. L’apporto di materie organiche, pur non essendo completamente abbandonato, è considerato sempre meno importante e ausiliario.
Il suolo è ridotto alla funzione di semplice supporto della pianta la quale viene nutrita artificialmente. Quest’approccio e questo punto di vista, derivano da una parziale e inesatta interpretazione degli studi di Liebig, il quale aveva osservato, mediante analisi chimica, che le piante sono una composizione minerale in cui hanno un posto quantitativamente preminente il potassio, il fosforo, l’azoto ed il calcio; non venne tenuto in considerazione che lo stesso Liebig ammoniva che questa osservazione era solo una parte infinitesimale della situazione reale; il tentativo di fornire alle piante sostanze sotto forma chimica era tutto tranne che una scelta adeguata; la situazione in natura e decisamente più complessa, coinvolgendo nei meccanismi metabolici, reazioni chimiche che vanno dalla fermentazione alla digestione e che vengono effettuate da organismi animali e vegetali, coinvolgendo inoltre anche lieviti e batteri.
La forzatura effettuata da una concimazione chimica, da un lato fornisce in modo eccessivo i macro nutrienti, dall’altro squilibra questi delicati meccanismi, compromettendoli, con il risultato che il terreno diviene progressivamente meno produttivo, impoverendosi progressivamente di quell’ecosistema che consente la crescita rigogliosa e sana delle piante, rendendo la concimazione chimica quello che è: una forzatura. Una precisa responsabilità va riconosciuta anche gli agricoltori, che sotto la spinta dei produttori, hanno progressivamente riconosciuto i fertilizzanti chimici come l’unica base dell’alimentazione delle piante, mentre dovevano essere considerati come dei semplici coadiuvanti; gli agricoltori si sono allontanati sempre più dalla terra, smettendo così di conoscerla; l’errore si è protratto per intere generazioni, adeguatamente sorretto da false comunicazioni da parte dei produttori che ovviamente avevano tutto l’interesse nel vendere i fertilizzanti; il risultato di questo approccio colturale, che ha mirato quasi esclusivamente sulla quantità curando sempre poco o nulla la qualità, è lampante a tutti i consumatori che hanno constatato a loro spese la perdita di sapore degli ortaggi rispetto a 30-40 fa. I frutti e gli ortaggi sono sicuramente più abbondanti e più belli, ma sono anche meno saporiti, risultando per certi aspetti finti.
L’agricoltura tradizionale ha comunque un grande merito: l’avere consentito produzioni enormi in grado di debellare problemi di approvvigionamento e di sfamare gran parte della popolazione mondiale (terzo mondo escluso), ma è un merito che ha portato grossi problemi ambientali.
L’agricoltura biologica si discosta da quella tradizionale perché, consapevole di non poter modificare i processi e l’ambiente naturale senza conseguenze di grave danno, cerca semplicemente di favorire tali processi e di sfruttare le risorse dell’ambiente senza per questo depauperarlo.
L’ambiente nel quale vivono le piante è costituito in buona parte dal suolo; se prendiamo una zolla di terra e la sottoponiamo ad analisi biologica, essa ci apparirà tutto meno che un supporto inerte, ma ci apparirà piuttosto come una società con miliardi e miliardi di organismi viventi che si trovano nella senza della presenza ognuno dell’altro tali organismi sono come detto sia di origine animale (piccoli roditori, vermi, insetti, organismi unicellulari come i protozoi, nematodi), sia di origine vegetale come le alghe, i funghi, gli Actinomiceti e moltissimi batteri , che hanno tutti il compito di migliorare la struttura del suolo rendendone così possibile la penetrazione dell’acqua e dell’aria, decomponendo le materie organiche e facendo così da intermediari tra terra e pianta, consentendo altresì l’assimilazione di nutrimento da parte delle piante; nel terreno avviene qualcosa di simile a quello che avviene nel nostro intestino.
Le sostanze minerali, così superficialmente individuate in azoto, fosforo, potassio e calcio sono in realtà molto di più(una sessantina) e tutte in equilibrio tra di loro; uno squilibrio tra questi delicati meccanismi comporta difficoltà nell’assimilazione di sostanze. Alcuni minerali poi sono presenti in dosi minime, come ad esempio ferro, manganese, cloro , cobalto rame, zinco magnesio, ma rivestono un’importanza fondamentale per sviluppo delle camice piante e il gusto dei loro frutti. La forzatura delle piante ha ripercussioni negative anche sul regno animale, rendendoli sazi, e forse, ma al contempo anche più stressati, con costi sociali ed economici ben superiori al prezzo dei concimi.
Anche l'agricoltura biologica non è esente da aspetti negativi: le piante danno in genere produzioni quantitativamente minori e i frutti talvolta sono meno belli a vedersi, ma sono aspetti se vogliamo marginali, il vero problema è che in genere per un' agricoltura biologica bisogna lavorare di più ed in modo più attento, aspetti che mal si conciliano con i nostri tempi e i nostri canoni economici.
Piante meno sane e vigorose sono più soggette all’attacco di parassiti e malattie, obbligando quindi ad effettuare costosi interventi antiparassitari e sanitari, in un circolo vizioso che trae nutrimento da se stesso.
Recuperare quindi la consapevolezza che gli organismi viventi vivono bene solo se ci sono le condizioni ambientali adatte ed esiste una mutua cooperazione tra il mondo vegetale e animale, ci consentirà di avere piante più belle, più sane più buone.
Anche l'agricoltura biologica non è esente da aspetti negativi: le piante danno in genere produzioni quantitativamente minori e i frutti talvolta sono meno belli a vedersi, ma sono aspetti se vogliamo marginali, il vero problema è che in genere per un' agricoltura biologica bisogna lavorare di più ed in modo più attento, aspetti che mal si conciliano con i nostri tempi e i nostri canoni economici, ma dobbiamo essere consapevoli che noi siamo solo una parte di questo mondo e, probabilmente, neanche quella più importante ;).
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